Legambiente presenta CittàMEZ 2020 il dossier sulla transizione verso la Mobilità a Emissioni Zero

Dati e classifica di 104 città per mobilità, emissioni zero e accessibilità
Obiettivo 100% trasporto urbano a zero emissioni dal 2030

Come ci si muoveva nelle città italiane appena prima del lockdown? Per il secondo anno, il rapporto Città MEZ esplora i cambiamenti in corso nelle più di cento città italiane capoluogo attraverso degli indicatori originali che evidenziano tutte le forme di mobilità che non producono inquinamento. La buona notizia è che la mobilità delle persone in città sta cambiando, con una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a “emissioni zero”. In cinque grandi città italiane, Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze più di un terzo degli spostamenti (tra il 34 e il 58%) si compiono a piedi, in bici, in treno, metropolitane o con mezzi elettrici (dal monopattino all’auto) privati o in condivisione. Non dobbiamo per forza guardare all’estero per capire come funzionerà la mobilità del futuro, nel nostro Paese infatti una pattuglia di città punta con decisione anche all’elettrificazione dei mezzi entro il 2030: il TPL di Milano sarà tutto elettrico per quell’anno, nel centro di Bologna saranno consentiti solo mezzi elettrici, pubblici o privati, Torino si è lanciata nell’inseguimento. Uitp, l’associazione internazionale dei trasporti pubblici stima che nel 2030 il 52% degli autobus che circoleranno nelle città del mondo saranno elettrici.

Sempre nella fotografia scattata in questo rapporto, una pattuglia di città di medie dimensioni tira la volata con numeri quanto mai interessanti, che dimostrano come sia possibile traghettare le altre ad un futuro senza inquinamento e traffico automobilistico: Ferrara, Bolzano, Padova, Trento, Bergamo, Ravenna, Pesaro e Brescia. L’alta posizione in classifica non si conquista solo con politiche settoriali: non basta una forte spinta alla ciclopedonalità o una attenzione prioritaria al trasporto pubblico o alla sharing mobility, per cambiare la mobilità si devono integrare e innovare tutte queste modalità in modo da offrire possibilità di scelta ai cittadini sempre più efficienti.

Nella classifica anche Perugia che continua a scontare numeri drammatici per quanto riguarda l’elevatissimo numero di auto in proporzione agli abitanti e alla bassissima quota di spostamenti sostenibili tra le scelte di mobilità. Proprio anche in virtù di tutto questo a Perugia (e analogamente nella altre principali città umbre) Legambiente, assieme a FIAB e Udu ha inviato diverse sollecitazioni e proposte all’amministrazione comunale, la quale proprio nei giorni scorsi ha preso un impegno formale tramite l’approvazione di un ordine del giorno che fa proprie tali proposte e sollecitazioni. Vedremo che ne sarà, anche perché settembre incombe e con la ripresa della scuola se non si farà nulla la situazione di traffico, smog e insicurezza stradale diventerà infernale.

Infatti, alla ripresa, come sarà la nuova normalità post-Covid19? Le politiche adottate dai comuni e dal governo saranno determinanti: in aprile il comprensibile timore della promiscuità sui mezzi pubblici ha indotto tanti a trasferirsi in automobile, alcuni in bicicletta, ma solo nelle città più grandi. Con la ripresa, per evitare congestione e smog, è indispensabile tornare all’intermodalità, cioè la combinazione tra TPL e offerte di mobilità di prossimità, proprietaria o sharing, monopattini, bici o auto condivisa. Anni di lavoro, norme e politiche coerenti, investimenti, ridisegno dello spazio urbano per recuperare e conquistare nuove posizioni. I Piani della mobilità sostenibile (PUMS) delle città italiane devono diventare una delle priorità del Recovery plan che il Governo dovrà approvare nei prossimi mesi, per realizzare subito le nuove piste ciclabili, aprire cantieri di linee metropolitane e di tram devono diventare una grande priorità nazionale.

E infine: nelle venti città più dense e popolose, dove gli spostamenti di prossimità prevalgono, il tasso di motorizzazione automobilistico è mediamente 59 auto ogni cento abitanti. Nelle venti più estese arriva a 68. Nelle venti città italiane con reddito medio maggiore (e in crescita dopo le crisi 2008-2013) circolano 59 auto ogni cento abitanti, nelle venti più povere 68. La lenta ripresa post pandemia è possibile solo cambiando modello di mobilità e le città. Questi mesi hanno tagliato redditi, ridotto la mobilità, esacerbato le differenze. Offrire un’alternativa più sostenibile, integrata e efficiente per muoversi nelle città è dunque una scelta che aiuta il rilancio dell’economia e a ridurre le disuguaglianze.

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Comunicato stampa

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Tra i grandi temi e problemi ambientali della nostra regione certamente anche quello della mobilità