Referendum giustizia: Legambiente Umbria aderisce al fronte del NO

Anche in Umbria Legambiente aderisce campagna per il NO al referendum costituzionale sulla giustizia, partecipando insieme a tante altre organizzazioni al comitato “Società civile per il NO”.

In un Paese dove la tutela del paesaggio e la lotta agli illeciti ambientali, dal ciclo dei rifiuti all’abusivismo edilizio, richiedono una magistratura coesa ed efficiente, la riforma proposta appare come un intervento ideologico lontano dalle reali necessità della cittadinanza e della natura.

Le vere priorità del sistema giustizia

Per migliorare realmente il settore, sarebbe fondamentale intervenire sulle carenze strutturali che lo affliggono quotidianamente. Tra le emergenze principali ci sono la carenza di organico, con la mancanza di magistrate e magistrati e di personale amministrativo di supporto che rallenta l’intero sistema e i tempi processuali, con la lentezza delle procedure che resta uno dei nodi più critici da sciogliere.

Chi sostiene la separazione delle carriere tra PM e giudici promette una giustizia più efficiente, senza però chiarire come tale obiettivo verrebbe raggiunto. Al contrario, la posta in gioco è altissima: la riforma comporterebbe la modifica di ben sette articoli della Costituzione, minacciando il principio di indipendenza della magistratura.

Sebbene il Governo dichiari di voler preservare l’autonomia della magistratura, le modifiche proposte rischiano di depotenziarla nei fatti. Per contrastare efficacemente fenomeni come i reati ambientali, è invece indispensabile una magistratura solida, ben attrezzata e libera da ogni condizionamento dei poteri forti.

La riforma, invece, non interviene sui problemi urgenti che rallentano i processi, come la cronica carenza di personale amministrativo nei tribunali, la mancanza di investimenti tecnologici e la necessità di potenziare gli organici della magistratura.

“Per questo Il 22 e 23 marzo Votiamo NO per difendere una giustizia che sia davvero al servizio della comunità e dell’ambiente“, dichiara il direttivo regionale di Legambiente Umbria.La nostra esperienza sul campo ci insegna che per fermare chi avvelena la nostra terra non servono nuove barriere tra giudici e PM, ma processi rapidi e strumenti investigativi moderni”.