Rifiuti in Umbria, pubblicati i dati 2020

Tutto fermo e qualcuno addirittura retrocede

ARPA Umbria ha da pochi giorni pubblicato sul proprio portale i dati regionali sui rifiuti in Umbria relativi al 2020. E’ possibile consultare, comune per comune, la produzione dei rifiuti, le percentuali di raccolta differenziata, la qualità della frazione organica e la sua gestione, nonché una dettagliata analisi del rifiuto secco residuo e relativa gestione. Tutte informazioni estremamente utili per capire quali iniziative si dovranno intraprendere per il futuro piano regionale gestione rifiuti.

Da una prima analisi, quello che emerge nel 2020 è che la situazione a livello regionale è praticamente rimasta identica al 2019 a partire dalla RD che si ferma al 66,2% crescendo di solo 0,1% rispetto al 2019.

A livello dei singoli territori, per capire se un comune sta operando correttamente, non bastano le sole percentuali di raccolta differenziata, serve vedere in primo luogo  se il rifiuto secco residuo sta effettivamente diminuendo (la riduzione dei rifiuti è al primo posto nella gerarchia EU della gestione dei  rifiuti) perché questo è la gran parte di quanto poi finisce nelle discariche.   I dati di quest’anno ci mostrano  che nel nostro indifferenziato finiscono molti materiali riciclabili come la carta (pensate agli imballaggi degli acquisti online), e anche altra plastica, segno evidente che durante il lockdown non sono stati differenziati correttamente.

(Fonte ARPA Umbria)

Come ripetiamo sempre serve poi analizzare anche la qualità delle raccolte a partire da quella della frazione organica, che può generare ancora molti scarti (che finiscono quindi nuovamente in discarica), e infine estremamente utile è anche comprendere la composizione del rifiuto secco residuo per capire come indirizzare le politiche di gestione al fine di minimizzare lo smaltimento in discarica che dovrebbe arrivare, ricordiamo, ad un 10% massimo entro il 2035.

Presi collettivamente questi dati, percentuali di raccolta differenziata, produzione e quantità della RUR (rifiuto urbano residuo) e qualità della frazione organica, ci confermano che la maglia nera della regione sono sempre i comuni della Valle Umbra (il sub ambito 3 folignate-spoletino) che oltre ad avere ancora tutta la Valnerina senza raccolta differenziata, hanno un raccolta differenziata media del 55,6%,  una produzione annua totale di rifiuti di 567 kg/abitante, la più alta della regione, e infine una qualità della frazione organica decisamente peggiorata nel 2020. A livello comunale si nota poi che  Foligno si ferma al 60,8 %, regredendo di qualche punto rispetto all’anno precedente e continuando a mancare gli obbiettivi minimi posti dalla regione. Anche comuni importanti come Nocera Umbra e Montefalco mostrano per l’ennesimo anno le solite scarsissime performance di differenziata, del   27,7%  e 35,1%  rispettivamente, con qualità delle raccolte dell’organico veramente infime (a Nocera addirittura è stato registrato un 21% di materiale non compostabile nella frazione organica, che di fatto lo renderebbe  praticamente non trattabile i tutti gli impianti di biodigestione e compostaggio della regione).

Sempre in merito alla qualità della frazione organica, che per Legambiente Umbria rappresenta uno dei parametri fondamentali per fregiarsi del titolo di Comune Riciclone Umbro, notiamo che si è fermato il trend del progressivo miglioramento iniziato nel 2015 e che avevamo illustrato anche noi di Legambiente all’ultimo EcoForum 2020 come esempio di buona pratica virtuosa, possibile essenzialmente grazie alle politiche di passaggio alla raccolta domiciliare porta porta (come richiesto dalla regione con la DGR 34/2016) e applicato da sempre più comuni (ma ancora non tutti purtroppo). In effetti va sottolineato positivamente il fatto che i comuni passati recentemente alla domiciliazione dell’organico quali ad esempio Todi, Torgiano e Bettona hanno incrementato molto la qualità della frazione organica, che da scarsa che era (nel 2017 il materiale non compostabile era maggiore del 10%) è divenuta eccellente (materiale non compostabile <2,5%), al contrario nel ternano, nei comuni del Trasimeno e soprattutto in tutti i comuni con un organico raccolto ancora con il vecchio cassonetto stradale,  si nota un progressivo leggero peggioramento della qualità. Tra i materiali non compostabili, come al solito, a farla da padrona  è la plastica ancora molto presente nell’organico sia come sacchetti che interna (bottiglie e altre tipologie), segno evidente che l’utilizzo del sacchetto biodegradabile e compostabile, seppur diffuso, non è ancora comune.

Qualche giorno fa durante l’EcoForum nazionale di Legambiente sono stati premiati i Comuni Ricicloni italiani, tra questi anche due umbri, come da qualche anno a questa parte, Calvi dell’Umbria e Otricoli, i due comuni della provincia ternana che oltre ad avere elevate percentuali di differenziata, hanno meno di meno di 75 kg per abitante di rifiuti indifferenziati. Siamo però tra le ultime regioni per numero di comuni che rientrano in questi criteri, solo 2 comuni sui 92 totali.

<<Come Legambiente Umbria Abbiamo chiesto alla Regione Umbria, tramite la procedura di valutazione ambientale strategica, di inserire la produzione pro capite di rifiuti indifferenziati come parametro per valutare la qualità del percorso avviato dai comuni umbri nel nuovo piano regionale dei rifiuti – conclude il presidente Maurizio Zara. “Occorre riprendere in fretta i lavori per la predisposizione del Piano regionale Gestione rifiuti –di Legambiente Umbria – indicando con chiarezza gli obiettivi da raggiungere in conformità con la gerarchia dei rifiuti, ovvero;  Ridurre innanzitutto indicando un obiettivo numerico che potremmo indicare di 75 Kg/pro capite anno come richiediamo ai comuni rifiuti free, Riutilizzare ove possibile incrementando tra le altre cose anche i centri di riuso e Riciclare aiutando le filiere esistenti o attivandone di nuove (per la plastica ad esempio) affinché il recupero di materia sia più vicino possibile agli obiettivi del pacchetto sull’economia circolare. Ne riparleremo comunque anche in occasione del nostro prossimo EcoForum regionale di Legambiente>>.