Trasimeno, il fotovoltaico galleggiante non è la “follia”: è uno spunto serio per ridurre la perdita d’acqua e le emissioni che aggravano la crisi del lago

Legambiente Umbria: “Non è la soluzione del problema Trasimeno, ma un invito a ragionare su come ridurre le perdite d’acqua, con il beneficio aggiuntivo di energia rinnovabile e minori emissioni climalteranti”

“Siamo alla follia” ha dichiarato nei giorni scorsi il consigliere regionale Nilo Arcudi (Tp-Uc) commentando l’ipotesi, proposta da Fabio Roggiolani di Ecofuturo, di valutare impianti fotovoltaici galleggianti sul Lago Trasimeno, oggi a -191 centimetri dallo zero idrometrico e a rischio di toccare quota -200 entro fine mese. Legambiente Umbria invita invece a ragionare con più realismo e meno ideologia: al Trasimeno, come in altri bacini e canali, il fotovoltaico galleggiante può aiutare a mantenere l’acqua nel lago e a produrre energia rinnovabile.

“Va detto con chiarezza – dichiara Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria – che questa proposta non nasce come soluzione definitiva della crisi del Trasimeno, e sarebbe scorretto raccontarla così. Ha però il merito di aver scosso il torpore di una politica regionale e nazionale troppo spesso distratta dalla realtà incombente del cambiamento climatico. Bollarla come ‘follia’ significa chiudere per pregiudizio una riflessione che meriterebbe di essere approfondita.” Un torpore che stride con i dati presentati lo scorso luglio, alla sesta tappa umbra della Goletta dei Laghi: il primo Bilancio Idrico Regionale, realizzato dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto Gov4Water, registra in Umbria circa 2 millimetri di pioggia in meno ogni anno, con il Trasimeno tra le aree a maggiore riduzione di disponibilità idrica – un quadro coerente con il report “Laghi sotto pressione”, che nel 2025 rilevava un abbassamento di circa 160 centimetri e una temperatura superficiale di 0,79°C oltre la media 1995-2020.

Sul piano tecnico, gli studi disponibili indicano che una copertura di pannelli flottanti, anche limitata a poche unità percentuali della superficie di uno specchio d’acqua, può ridurre l’evaporazione fino al 30% nell’area coperta, generando al contempo energia rinnovabile senza consumo di suolo. Come ricorda Roggiolani, ogni metro quadro di fotovoltaico installato corrisponde a circa 2,6 metri cubi d’acqua non evaporata e a circa 50 chilogrammi di CO2 evitati: benefici idrici, climatici ed economici che nessuna discussione seria può ignorare a priori. Proprio perché la tecnologia è seria, va trattata con altrettanta serietà: il Trasimeno è area naturale protetta, sito Ramsar e zona Natura 2000 (SIC/ZPS), e qualunque ipotesi di impianto galleggiante andrebbe ovviamente sottoposta ad analisi e valutazione di impatto ambientale su acqua, fauna e avifauna, con un confronto pubblico e trasparente con comunità locali, pescatori, operatori turistici ed enti del Parco.

​Proprio perché non​ si ​pretende che sia la soluzione definitiva, il fotovoltaico galleggiante va collocato accanto alle misure strutturali che il bacino richiede, non al loro posto: la crisi del Trasimeno è anche una crisi economica – cali di presenze nelle strutture museali fino al 34%, difficoltà di navigazione e di accesso alle darsene – che non si risolve né rimuovendo per ideologia ogni ipotesi tecnologica, né annunciando un progetto isolato senza una cornice di piano.

“Al Trasimeno serve meno propaganda e più scienza – conclude Zara – sia quando si evoca la ‘follia’ di una tecnologia ancora da valutare, senza prima aver fatto i conti con l’acqua che manca, sia quando si ipotizzano interventi che non tengono conto del contesto ambientale e climatico nel quale ormai ci troviamo.”